Tragedia Sardegna, tempo di bilanci e profonde riflessioni

Tragedia Sardegna, tempo di bilanci e profonde riflessioni
Redazione

Morti, feriti e sfollati. Non è il bollettino di una guerra in qualche paese lontano, ma il risultato del devastante passaggio del ciclone Cleopatra che si è abbattuto nei giorni scorsi in Sardegna. Al momento le vittime sono sedici, due le persone ancora disperse e oltre duemila e cinquecento i sardi che non possono rientrare nelle proprie case perché pericolose o inagibili.

La provincia che ha subito i danni maggiori è quella di Olbia, su cui si è abbattuta una vera e propria bomba d’acqua: 450 millimetri di pioggia in meno di dodici ore, come dire, l’equivalente di una pioggia media di cinque mesi in meno di una giornata. Una situazione molto simile a quelle che si sono verificate negli ultimi anni nelle diverse città del centro Italia, da Genova a La Spezia e contro cui siamo ancora completamente inermi.

Mobilitati in massa i soccorsi, civili e militari, per la ricerca dei dispersi, ma anche e soprattutto per dare aiuto a chi si è ritrovato colpito da questa ennesima catastrofe naturale.
Le domande come sempre, arrivano dopo la conta dei morti. “Si poteva prevedere?” E non stiamo parlando dell’allerta meteo, che era stato annunciato, cosiccome gli stati di allerta e le ordinanze di evacuazione non in tutti i casi rispettate, ma dei danni che ne sono scaturiti. E ancora una volta la risposta arriva dagli ambientalisti e dall’ordine dei geologi che da anni denuncia la violenza che l’uomo continua a perpetuare sull’ambiente che si traduce poi in risultati devastanti come quello avvenuto in Sardegna.

Di diverso parere il capo della Protezione Civile Nazionale Franco Gabrielli e il premier Enrico Letta che hanno evidenziato come, proprio questa volta, il ciclone che si è riversato sulla Sardegna è stato un evento di portata straordinaria, difficilmente prevedibile. Detto questo, come troppo spesso accade, non è il tempo per le polemiche, ma è il momento di agire.
E’ il momento di uno sforzo comune che possa far rialzare la testa a una regione meravigliosa colpita da un evento straordinario. Ed è solo ripartendo da qui, correggendo le inadempienze, cercando di limitare il più possibile altri episodi simili in futuro attraverso un serio lavoro di coordinazione e tutela ambientale, che si potrà non memoria alle vittime di questa immane catastrofe.

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