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Tragedia di Refrontolo, si cerca la verità

Tragedia di Refrontolo, si cerca la verità
Redazione

Tragedia nella località veneta di Refrontolo. Una bomba d’acqua ha travolto un tendone, nel quale si stava svolgendo la sagra paesana, uccidendo quattro persone e ferendone venti. Le persone cercavano di salvarsi dalla furia del nubifragio aggrappandosi agli alberi, ma per alcuni tutto questo non è bastato.

Tutto è nato dallo straripamento del torrente del fiume Lierza, che ha flagellato il molinetto di croda di Refrontolo a causa di un’onda che ha superato l’altezza di tre metri. I soccorsi sono stati resi più complicati anche per il punto isolato nel quale è situato il luogo e per la difficoltà ad essere raggiunto dai mezzi accreditati. Ancora da chiarire le cause effettive della strage.

La Forestale ha affermato che l’esondazione dello specchio d’acqua sarebbe stata provocata da varie sostanze scivolate nell’acqua, tra cui alcune balle di fieno che ne hanno bloccato il corso. Nel frattempo, l’ingegnere Alvise Lucchetta, capo del Genio Civile di Treviso, e Alberto Piccin della Forestale hanno effettuato un sopralluogo, in seguito del quale hanno sentenziato che il torrente è straripato soltanto a causa dell’eccezionale quantità d’acqua caduta nell’area in un tempo fin troppo breve.

In situazioni normali, il Lierza è largo al massimo 5-6 metri e profondo 2-3. Secondo vari rilievi, nel momento della bomba d’acqua, il torrente si è allargato fino a 60 metri con un altezza di 5, con le balle di fieno che avrebbero poche colpe. Proseguono le ricerche per verificare se vi sono altri dispersi.

Oggi, a pochi giorni dalla tragedia, si cerca di ricostruire la verità e individuare eventuali responsabilità per quanto accaduto. Per prima cosa secondo il pm che cura le indagini la cosa più urgente adesso è “individuare delle persone esperte”, essenzialmente “un ingegnere ed un geologo con specializzazione in idrologia”, ai quali verrà assegnato l’incarico di redigere un rapporto dettagliato sugli eventi di sabato sera.

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