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Scontro Bersani-Renzi sul finanziamento pubblico ai partiti

Scontro Bersani-Renzi sul finanziamento pubblico ai partiti
Fulvio Guerci
Pierluigi Bersani ha da poco chiuso la riunione che il direttivo nazionale che il PD aveva fissato per stabilire la linea comune da ufficializzare, a metà mese, al Presidente Napolitano: dalle consultazioni, trasmesse anche in streaming, è emerso il desiderio di puntare ad un governo di minoranza animato da 8 punti programmatici (tra i quali alcuni in campo economico/sociale ed altri in ambito più prettamente politico).
Il programma in questione è stato approvato all’unanimità (1 astenuto) visto che Matteo Renzi ha resistito poco tempo alla kermesse del PD, preferendo allontanarsi quasi subito da un’uscita secondaria. Ebbene, nelle ultime ore, il sindaco di Firenze e leader dei “Rottamatori” ha avuto modo di esprimere il suo parere su quanto emerso dalla riunione appena citata. Ospite nella puntata domenicale di “Che tempo che fa”, Renzi ha prima dichiarato la sua lealtà a Bersani, cui attribuisce il “diritto/dovere” di provare a formare un governo (in caso contrario, via alle elezioni ed alle conseguenti nuove primarie del PD) e, successivamente, ha proposto (come nono punto programmatico) di abolire il finanziamento pubblico ai partiti, proposta che – a suo avviso – era già circolata nel corso delle primarie.
Inutile dire che la reazione della segreteria del PD non si è fatta attendere: Piero Fassina, responsabile economico del partito, ha – infatti – dichiarato che se Renzi non si fosse allontanato dalla riunione alla quale era stato invitato a partecipare, probabilmente avrebbe capito la posizione del partito su un tema cosi delicato. In particolar modo, secondo Fassina, Renzi aborrirebbe a parole l’anti-democrazia ma, nei fatti, farebbe sua la proposta grillina sul finanziamento pubblico ai partiti che costituisce una sorta di vulnus al nostro tessuto democratico.
Secondo l’economista, leader anche dei “giovani turchi democratici”, il finanziamento pubblico ai partiti assicurerebbe la possibilità di far politica (senza l’influsso delle lobby) anche a chi non è miliardario ma andrebbe rivisto con una serie di norme che dovrebbero darsi quei partiti che si candidano a guidare il paese: in particolare norme sul controllo, la rendicontazione e l’uso trasparente di quelli che, a tutti gli effetti, sono emolumenti di danaro pubblico.
Bersani-Renzi
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