Scambio di embrioni al Pertini di Roma, il dna conferma l’errore

Scambio di embrioni al Pertini di Roma, il dna conferma l’errore
Redazione

Fino all’ultimo ci si è augurato che i timori fossero spazzati via da una buona notizia, ma purtroppo la struttura sanitaria “Pertini” di Roma ha assodato che l’errore, che ha dato luogo allo scambio di embrioni, ha realmente avuto luogo.
Gli ultimi esami svolti hanno quindi eliminato i dubbi residui: coinvolti nel caso, che ha subito dato vita ad un confronto di tipo sia etico che giuridico sulla cosiddetta “fecondazione assistita“, sono due coppie, le quali si ritrovano in questo incubo a causa di cognomi quasi identici.

La titolare del dicastero della Salute ha infatti affermato che “gli ultimi riscontri dimostrano che si tratta di uno scambio tra due sole coppie, per un errore umano provocato dalla quasi omonimia dei cognomi di due pazienti e dalla insufficiente qualità delle procedure di sicurezza e tracciabilità”.

La Lorenzin, che aveva già provveduto ad inviare nella struttura capitolina degli ispettori, ha confermato che questi ultimi hanno anche dato indicazioni sulle modalità con cui procedere “all’aggiornamento di procedure e standard di sicurezza” e che faranno ritorno nella struttura tra meno di un mese, ossia quando andrà appurato “se tutto è stato ricondotto a norma per poter dare il permesso al ripristino dell’attività”.

Per quanto riguarda le coppie che, loro malgrado, sono al centro di questa triste vicenda, ancora non è chiaro quali saranno le decisioni che esse prenderanno. Quel che per ora è certo, oltre alla solidarietà del massimo dirigente della ASL RmB, il quale ha affermato che verrà loro “garantita tutta l’eventuale assistenza professionale”, è che il responsabile del reparto della struttura di Roma dove avvengono le fecondazioni è stato sostituito.

Infine, sul fronte giudiziario, c’è da segnalare l’avvio di un’indagine da parte della procura capitolina. Per ora non vi sono ipotesi di reato e nemmeno indagati, ma gli inquirenti, nel giro di pochi giorni, chiederanno di poter visionare gli esiti degli esami del DNA.

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