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Omicidio Yara Gambirasio, preso presunto assassino

Omicidio Yara Gambirasio, preso presunto assassino
Redazione

Un normale controllo con test dell’etilometro, in una sera qualunque, è stata l’ultima mossa vincente che i Carabinieri hanno effettuato per ottenere un campione di Dna con cui hanno potuto incastrare il presunto assassino di Yara Gambirasio.

Considerando la sua presunzione d’innocenza, Massimo Giuseppe Bossetti, l’uomo oggi accusato dell’omicidio della giovanissima promessa della ginnastica bergamasca, è pronto per essere interrogato a tutto campo dagli inquirenti dopo che ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande degli investigatori.
Secondo il codice procedurale gli atti saranno quindi trasmessi entro 48 ore dall’esecuzione del fermo al gip che ne avrà altre 48 per fissare l’udienza e decidere sulla convalida del fermo.

L’abilità delle forze dell’Ordine nel condurre le operazioni, durate quasi 4 anni, è stata quella di risalire all’identità dell’uomo attraverso una serie di indagini condotte perfino sulla salma del padre Giuseppe Guerinoni, l’autista di autobus di Gorno, morto nel 1999 a 61 anni, di cui Bossetti, residente a Mapello a poco più di un chilometro da Brembate di Sopra, è figlio illegittimo.

Il Dna ritrovato nell’inverno del 2011 sugli slip di Yara, secondo gli incroci effettuati in laboratorio, ha una compatibilità del 99,99999987% con quello dell’ex autista defunto il cui Dna era a sua volta identico a quello trovato sul corpo di Yara e quindi anche all’Ignoto 1 (oggi individuato in Bossetti). Tra 18 mila Dna comparati ed esaminati è il suo quello perfettamente compatibile con quello trovato addosso alla vittima.

L’uomo, era già entrato nella vasta cerchia dei ricercati. Nelle narici di Yara erano stati infatti trovate polveri di calce da edilizia, il cellulare del muratore si era agganciato alla cellula del luogo del delitto quella stessa sera e i cani avevano fiutato una traccia che portava dentro al cantiere presso cui Bossetti lavorava in quel periodo. Nello stesso cantiere fu fermato e messo alla gogna mediatica il piastrellista marocchino Mohammed Fikri, iniziale indiziato e fermato su un traghetto in direzione Tangeri.

L’avvocato d’ufficio del muratore 44enne, assediato ieri dai giornalisti, ha rivelato la tranquillità del suo assistito e ha dichiarato di voler conoscerlo meglio prima di rilasciare ulteriori dichiarazioni.

yara

 

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