Cronaca

Melania uccisa da Parolisi per un rapporto sessuale negato

Melania uccisa da Parolisi per un rapporto sessuale negato
Fulvio Guerci

Sarebbe un rapporto sessuale negato il fattore scatenante dell’aggressione subita da Melania Rea da parte del marito, il caporal maggiore dell’Esercito Salvatore Parolisi, il giorno della morte della donna. E’ questo il verdetto della sentenza, terribile, deposta oggi dal giudice di Teramo Maria Tommolini.

Il 18 aprile del 2011 è certo che la famiglia Parolisi si trovava nei pressi della pineta di Ripe di Civitella in provincia di Teramo per trascorrere una giornata di svago dopo che Melania e la piccola Vittoria avevano sostenuto in mattinata alcune visite mediche. Quella gita fu però l’ultima per Melania, 29enne originaria di Somma Vesuviana ma residente a Folignano (Ascoli Piceno). Dalla scomparsa della donna e dall’allarme dato dal marito prese il via il can can mediatico ed ebbero inizio le ricerche della donna.

A determinare la posizione esatta del cadavere fu però solo una telefonata anonima che indicò agli inquirenti il luogo in cui cercare. La chiamata era attendibile. Gli investigatori, giunti sul posto, trovarono il corpo della ragazza massacrato da 35 coltellate, una siringa con laccio emostatico, due svastiche incise su pancia e coscia, pantaloni e slip abbassati. Partirono le indagini per risalire al colpevole. In un primo tempo si pensò a un killer seriale, ma ben presto le attenzioni si concentrarono sul marito che più volte durante gli interrogatori fornì versioni discordanti descrivendo con troppa precisione il luogo in cui la moglie riversava senza vita.

Oggi, dopo quasi due anni di lavoro, il giudice di Teramo ha depositato la sentenza di primo grado che condanna il militare Parolisi all’ergastolo per l’uccisione di Melania Rea. Secondo quanto riferito dal giudice il delitto sarebbe stato compiuto per un rifiuto sessuale della donna che, seguita dal marito fino al luogo appartato in cui intendeva fare pipì, è stata aggredita con violenza inaudita. Le motivazioni del verdetto escludono quindi i rapporti extraconiugali dell’uomo e non fanno leva sulle 5.395 chiamate e sui 4012 sms scambiati con la sua collega di divisa ed amante Ludovica, bensì si basano sul senso di frustrazione vissuto da Salvatore nei confronti della figura dominante di Melania.

Ad aggravare la situazione è poi la “mole di menzogne che, inconsapevolmente, hanno costituito una sorta di confessione”, cioè tutte quelle dichiarazioni rilasciate da Parolisi a tv e giornali che ne avrebbero, alla fine, solo compromesso gli alibi dell’uomo.

 

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