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Marketing, Facebook si porta a casa Atlas

Marketing, Facebook si porta a casa Atlas
Gianluca Simeone

Si chiama Atlas, ed è il migliore amico di quelle aziende che sanno quanto importante sia investire nella comunicazione. Nonchè di Mark Zuckerberg, che – manco a dirlo – gli aveva messo gli occhi addosso già da un bel po’ di tempo. Non riusciva a spuntarla, tanto che l’acquisto della piattaforma si è trasformato in una faccenda molto lunga che si è risolta appena pochi giorni fa. Se prima erano nulla più che semplici indiscrezioni, ora è una realtà: l’advertising di Microsoft è stato acquistato da Facebook.

Per quanto Atlas nel tempo si sia svalutato – nel 2007 il colosso Microsoft aveva pagato nientepopodimeno che sei miliardi di dollari ad aQuantitative per rilevarlo – la sua utilità rimane tuttavia innegabile: la piattaforma tanto amata dal genio che ha ideato il social network più amato di tutti i tempi ha la funzione di dare una mano alle aziende in materia di marketing e di pubblicità. A livello pratico, sostanzialmente, individua e segnala dove sia meglio piazzare una determinata inserzione così da ottenerne il massimo beneficio in termini di feedback.

Gli strumenti annessi ad Atlas consentono quindi, in parole povere, di monitorare costantemente l’andamento e l’effettiva utilità di una pubblicità o di un’inserzione all’interno di un sito web. Per capire se funzioni o meno, insomma. Ed era ovvio che Zuckerberg prima o poi c’avrebbe messo gli occhi. Tanto più che, per lo meno stando alle indiscrezioni sinora trapelate, sarebbe riuscito ad acquistare l’advertising di Microsoft a un prezzo decisamente inferiore a quello stimato nel 2007, cui accennavamo prima. Cosa devono aspettarsi gli utenti di Facebook, ora che Mark Zuckerberg ha messo a segno quest’altro bel colpaccio? Semplice. Se la piattaforma pubblicitaria riuscirà nel suo intento, da oggi in poi le home page del social network risulteranno ancor più personalizzate.

Vale a dire che gli esperti del settore marketing dovranno sudare le proverbiali sette camicie per fare in modo che “il giusto messaggio arrivi alle persone giuste al momento giusto”, come recita un post pubblicato a poche ore dall’accordo – dei cui termini si sa ancora poco o nulla – sul blog di Facebook. Il che suona vagamente come una dichiarazione di guerra in grande stile all’avversario di Facebook, Google, sempre più minacciato dalle manovre del genio informatico. Quindi ora la palla passa agli esperti del marketing e ad Atlas: riusciranno, appoggiandosi a questa potente piattaforma, a rubare una fetta di torta al colosso del web per antonomasia?

Atlas

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