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Lo scandalo Wolkswagen agita il mercato dell’auto

Lo scandalo Wolkswagen agita il mercato dell’auto
Redazione

Lo scandalo Volkswagen fa tremare il prestigioso gruppo automobilistico tedesco. I primi due giorni di bufera hanno avuto pesantissime ripercussioni sulle principali borse mondiali, sull’onda lunga dello sdegno emotivo a sangue caldo. Ora che si comincia a metabolizzare la notizia, diventa necessario fare il punto della situazione, per comprendere meglio cosa è successo; ma anche per provare a mettere a fuoco le possibili ripercussioni sull’industria automobilistica, sulla già zoppicante economia europea, e su quella tedesca che invece finora era apparsa solida e in salute.

L’accusa piovuto addosso alla casa automobilistica di Wolfsburg è di quelle che non lasciano attenuanti: truffa. E adesso rischia di minare la reputazione dell’intero sistema economico – industriale tedesco.
La truffa coinvolge il software antismog, installato sulla centralina di 11 milioni di vetture Audi e VW, immesse dal 2009 ad oggi sul mercato USA. Ad amplificare lo scandalo, poi, concorre l’accusa infamante che il governo di Berlino fosse a conoscenza delle manipolazioni perpetrate.
Un chip “spia” era in grado di riconoscere quando si effettuavano i rilievi di emissioni nocive, riducendo in automatico prestazioni e valore dei parametri misurati, solo per quello specifico frangente.
È stato accertato che altrimenti, senza tale trucco, i valori finali sarebbero risultati quaranta volte superiori ai minimi consentiti.

Cosa rischia adesso la Volkswagen?
Poiché tale inganno, negli USA, costituisce reato penale, anzitutto si ipotizza una pena pecuniaria di 37.500 dollari per vettura, equivalente ad un totale di 18 miliardi circa.
Ai quali va aggiunta la voce, che comincia a prendere campo, di una possibile class action di proporzioni mondiali, che potrebbe costare a Volkswagen 50 miliardi di dollari.

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