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Lex Google, tassa per i motori di ricerca

Lex Google, tassa per i motori di ricerca
Gianluca Simeone

Lex Google. Se si ricevesse un centesimo per ogni ricerca effettuata sul web, a quest’ora saremmo tutti miliardari e nessuno avrebbe bisogno di lavorare: questo è quello che devono aver pensato i promotori della legge ribattezzata “lex google“, che impone ai vari motori di ricerca che operano su internet di pagare una tariffa per la pubblicazione di contenuti editoriali realizzati da terzi.

La proposta di legge è stata discussa in questi giorni dal Parlamento tedesco, meglio noto come Bundestag, che alla fine della seduta ha approvato positivamente con 293 voti a favore, contro i 241 voti che invece hanno respinto la bozza. Decisivo per l’esito della votazione è stato il partito di centro-destra guidato dal cancelliere Angela Merkel, che ha votato sì alla Lex Google che cercherà di proteggere i guadagni degli editori grazie alla tutela sul diritto d’autore.
Non mancano, ovviamente, le critiche da parte dello schieramento opposto del Bundestag, composto dalla sinistra radicale, dai social-democratici e dai verdi: a detta loro, il testo definitivo della Lex Google contiene delle lacune che consentirebbe ai motori di ricerca di aggirare, almeno in minima parte, il pagamento della tassa relativa alla diffusione degli articoli scritti da giornali dipendenti e non. In pratica, i motori di ricerca e gli aggregatori di notizie hanno ancora la possibilità di sfruttare un passaggio della legge che afferma come sia possibile divulgare singoli spezzoni come frasi o lettere in maniera gratuita: in questo modo, si potranno rendere note brevi sintesi dei testi.
In ogni caso, secondo la Lex Google, gli unici che potranno esercitare il diritto di pubblicare i propri testi sono gli editori, a patto che siano scritti da giornalisti che lavorano strettamente alle loro dipendenze. L’unico nodo da sciogliere rimane appunto quello delle singole parole che non verranno tassate e che in questo momento rappresenta il cruccio principale dei principali editori che operano in Germania.
Finché non verrà chiarito ogni dubbio in merito ai cosiddetti “snippets“, aggregatori e motori di ricerca potranno usarlo come scappatoia per evitare di pagare la tassa che garantirebbe la tutela del diritto d’autore ai produttori di contenuti editoriali di alta qualità, siano essi cartacei o meno.
Ora l’ultima parola spetta al Bundesrat, anche se un’eventuale bocciatura non comprometterebbe l’effettiva entrata in vigore della Lex Google: solo un negoziato tra i due rami del Parlamento potrebbe bloccare la legge prima delle elezioni del 22 marzo.
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