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Legge elettorale Italicum tra accordi e polemiche

Legge elettorale Italicum tra accordi e polemiche
Redazione
Dopo tanti tira e molla pare che Partito Democratico e Forza Italia abbiamo trovato un’intesa di massima sulla nuova legge elettorale, l’Italicum. Berlusconi non ha mollato la presa sugli accordi relativi al premio di maggioranza, dicendosi favorevole ad accettare la soglia del 38% laddove Renzi fosse pronto a rinunciare al ballottaggio, storicamente favorevole alla sinistra.

Il punto d’incontro pare essere quello del 37% con la formula del ballottaggio e una soglia di sbarramento per i partiti più piccoli che corrono in coalizione fissata al 4.5%, invece del 5% precedentemente discusso nella bozza di legge. Rimane invariata la soglia dell’8% per i partiti che intendono correre da soli, oltre al 12% da raggiungere dalle coalizioni singole.

“Consideriamo che è un accordo soddisfacente, il migliore nelle condizioni date. Non si chiude la porta ai partiti minori e si rappresentano le forze territoriali”: sono queste le prime parole pronunciate da Emanuele Fiano, capogruppo del Partito Democratico presso la commissione degli Affari Costituzionali, a margine degli ultimi sviluppi.

Parere positivo anche per quanto riguarda il primo ministro Enrico Letta, impegnato a Bruxelles in questi giorni: “E’ buona notizia per l’Italia se riusciamo a fare le riforme”. Ha poi aggiunto che: “le riforme istituzionali, una legge elettorale che funzioni, la fine del bicameralismo paritario che è una cosa obsoleta, sono fondamentali per la stabilità e per far funzionare il Paese. Io ho sempre lavorato perché le riforme istituzionali siano applicate, spero che avvenga in tempi brevi”.

Soddisfazione da entrambe le parti, almeno secondo le parole del senatore di Forza Italia Denis Verdini, che ha commentato così l’accordo tra Pd e Fi: “Il patto é stato ormai raggiunto, perché non dovrebbe tenere? Sono certo che supererà anche la prova del voto segreto”. Alla domanda sul perché sia stata scelta una soglia al 4.5% ha risposto: “Perché ci é sembrato un punto giusto di caduta. Del resto, il 4,5% é un numero come un altro, esattamente come il 4 o il 5.

Non vedo quale sia la differenza”. Stando alle polemiche alimentate dai partiti minori, come Lega Nord e Ncd da una parte e Sel dall’altra, il 4 o il 5 erano numeri che facevano eccome la differenza. Si è scelta una via di mezzo in modo da non scontentare nessuno e permettere loro di poter entrare in parlamento in modo relativamente agevole, considerando il fatto che questi tre partiti rappresentano comunque una discreta fetta di elettorato, che necessita inequivocabilmente di una rappresentanza a montecitorio.

Renzi dal canto suo non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale, ma come d’abitudine ha utilizzato il noto social network Twitter, per esprimere la sua approvazione in merito all’intesa raggiunta: “Bene così. Adesso sotto con il Senato, le Province e il Titolo V. E soprattutto con il Jobs act. Dai che questa è la volta buona”. Ma nonostante i toni distesi e positivi delle ultime ore, rimane comunque lecito aspettarsi qualche ulteriore cambiamento in dirittura d’arrivo, specie per come si sono evoluti i fatti negli ultimi giorni.

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