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La Svizzera taglia gli stipendi dei super-manager

La Svizzera taglia gli stipendi dei super-manager
Fulvio Guerci

Con un referendum popolare la Svizzera ha scelto di tagliare gli stipendi dei top manager. Oltre il 67% degli elvetici ha detto “Sì” al quesito che chiedeva se erano d’accordo a porre un tetto ai compensi percepiti soprattutto dai paperoni della finanza che, infischiandosene bellamente delle gravi perdite subite dalle banche dovute alla crisi, hanno osato aumentare i loro già più che lauti stipendi.

La consultazione popolare è stata promossa da un parlamentare svizzero che siede tra le fila degli indipendenti, Thomas Minder, un piccolo imprenditore di Sciaffusa che ha saputo calamitare l’interesse dei risparmiatori e, nello stesso tempo, scandalizzarli con la notizia che i bonus dei mega dirigenti e manager hanno continuato a lievitare, nonostante i deficit registrati dalle società.
Così gli elettori hanno convenuto che gli “stipendi d’oro” dovranno essere sottoposti all’approvazione dell’assemblea degli azionisti e che non dovranno essere superiori al doppio della retribuzione base.
Il risultato del referendum verrà ratificato con una modifica della Costituzione elvetica e dal primo gennaio 2014 la normativa entrerà in pieno vigore sia per i manager di aziende private che di banche.
Così anche la ricca e prospera Svizzera impone dei “sacrifici” ai privilegiati, sacrifici che non intaccano minimamente il loro alto tenore di vita, ma che sono un segnale importante contro gli sprechi e la sperequazione. A pochi chilometri invece, in territorio italiano, assai più gravemente colpito dalla crisi, tali provvedimenti sono addirittura impensabili.
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