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La cura letale. Un modo semplice per capire la “crisi”

La cura letale. Un modo semplice per capire la “crisi”
Redazione

Regalare un libro è quasi un classico di ogni Natale, vuoi perchè spesso fra i buoni propositi del nuovo anno c’è quello di leggere – e far leggere – di più oppure perchè è un regalo a volte impersonale che può far felice anche la persona che conosciamo meno o ancora perchè, in tempi di spending review, è un dono abbastanza economico.

Ma regalarne uno che stia a cavallo fra economica, politica ed attualità e ci illumini su quello che nessuno fino ad ora ha avuto il coraggio di spiegarci bene, ossia il perchè di tanti sacrifici, può essere veramente l’elemento diverso di un Natale che si preannuncia abbastanza amaro.

“La cura letale” di Mario Seminerio – edito dalla Bur – è proprio questo: un’impietosa analisi della disastrosa situazione finanziaria italiana che, però, affonda le sue radici nella politica che per troppo tempo ha dimenticato quelli che sono i principi di buon governo.

Analista e consulente finanziario, non schierato politicamente, Seminerio ci spiega, in modo semplice e alla portata di tutti, perchè il Paese sta andando incontro al disastro annunciato. E questa volta senza via di ritorno.

La tesi di Seminerio è che, per il male da cui è affetto il sistema Italia, la cura scelta sia stata quella sbagliata. Nei quattro capitoli che compongono il saggio ci viene illustrato con una semplicità dolorosa come il rigore di Monti e l’eccessivo prelievo fiscale – due soluzioni a parere di molti decise più per accontentare le richieste tedesche che per effettiva logicità – siano un palliativo già visto in passato che non ha portato a nessun beneficio, ora come allora.

Sono altre, secondo l’economista, le soluzioni che potrebbero salvare il Paese. Innanzitutto una burocrazia più snella per le imprese ed una seria lotta alla corruzione, problema per il quale nelle classifiche mondiali risultiamo essere una delle nazioni messe peggio. Ma anche e soprattutto una politica coraggiosa che non sia solo dedita a “traghettarci” fuori dalla crisi nella sua accezione peggiore, ma che sappia indicarci la strada giusta, attraverso delle riforme strutturali, per recuperare anni di corruzione, sprechi, furti ai danni della cosa pubblica.

La conclusione di questa analisi è alquanto amara. Il tempo è scaduto, non è più il momento delle chiacchiere ma deve essere quello delle azioni concrete, se non vogliamo assistere – come ci ha già ammonito Grillo – ad una nuova Caporetto dalla quale, però, sarà impossibile riprendersi.

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