La Corte dei Conti boccia la regione Lazio: 11 miliardi di disavanzo

La Corte dei Conti boccia la regione Lazio: 11 miliardi di disavanzo
Fulvio Guerci

Anche la Corte dei Conti ha bocciato la gestione della Regione Lazio da parte di Renata Polverini, con una impietosa requisitoria pubblicata in rete, che mette a nudo tutte le magagne del suo operato, estendendo però il giudizio a chi l’ha preceduta.

Nel rapporto elaborato dalla magistratura contabile, infatti, viene messo in rilievo come il Lazio, sin dal 2010, si trovi in rosso, una condizione che però è stata addirittura aggravata dalla gestione dell’ex sindacalista Ugl.  In un quadro che ha visto la regione intervenire in maniera pesante sui servizi essenziali ai cittadini, va messo in risalto l’aumento a dismisura dei finanziamenti ai partiti che compongono il consiglio regionale, fatta in maniera da camuffare la corrispondente voce, accorpandola ad altre tredici in modo da stendere una cortina fumogena che la stessa Corte ha definito come anomalia contabile tesa a rendere impossibili i controlli.
Tutto ciò, con il sostanziale concorso dell’opposizione, se si pensa che il Comitato di controllo contabile vede la presenza anche di esponenti democratici e di Idv. Anche per quanto concerne la grande mole di incarichi da parte regionale, la Corte mette in rilievo come tra centrosinistra e centrodestra, il risultato non muti. L’esempio di quanto asserito, è l’incarico conferito all’assessore ai lavori pubblici della giunta Marrazzo, per complessivi 50mila euro.
Una pratica che naturalmente è continuata sotto la guida di Renata Polverini, quando incarichi analoghi sono stati affidati ad assessori tutti generosamente foraggiati dalla regione in un quadro delineato come completamente fuori controllo dalla magistratura contabile. Tutti rilievi che concorrono a mettere sotto accusa la gestione dei conti regionali, con un uso abnorme delle variazioni di bilancio e altre magagne macroscopiche, come il confuso varo dell’assestamento del 2010, il primo atto ufficiale della nuova giunta di centrodestra, nel quale è confluito praticamente di tutto, mentre al contempo non veniva elaborato alcun documento di programmazione, tanto che l’ultimo risale al 2008, relativo al triennio successivo. Dopo di allora, il vuoto.
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