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“Inammissibile” emendamento Pd. Niente Imu sulle case di lusso

“Inammissibile” emendamento Pd. Niente Imu sulle case di lusso
Redazione

A pochi giorni dal voto di fiducia che ha sancito la sopravvivenza del governo di larghe intese, risale la tensione nella maggioranza. Al centro dello scontro ancora l’Imu.

Motivo del contendere è la bocciatura di un emendamento del Partito Democratico al decreto Imu-Cig da parte delle commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio, le quali hanno esaminato e discusso le modifiche al testo presentate dai vari partiti e deciso quali sottoporre al voto del Parlamento e quali bocciare.

L’emendamento, caldeggiato a più riprese da Fassina, esponente del PD e vice-ministro dell’Economia, mirava ad imporre il pagamento della prima rata dell’Imu ai proprietari di prime case aventi una rendita catastale superiore ai 750 euro.
Ricordiamo come il decreto, nella versione licenziata dal governo, preveda l’esenzione totale dal pagamento dell’Imu sulla prima casa per tutti i contribuenti.

Secondo Mario Marchi, primo firmatario dell’emendamento, con questa misura si sarebbe potuto finanziare l’abbassamento dell’Iva dal 22 al 21% nel periodo compreso tra il primo novembre e l’ultimo dell’anno e si sarebbero altresì trovati i fondi necessari per procedere al rifinanziamento della cassa integrazione in deroga.

La proposta di modifica è stata però, come detto, bocciata dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Francesco Boccia, esponente del PD e presidente della commissione Bilancio, ha comunicato che l’emendamento è stato ritenuto non ammissibile per “estraneità di materia“.
Sotto la tagliola delle commissioni sono finite 322 delle 454 proposte di modifica al testo del decreto legge contenente misure relative ad Imu, CIG ed esodati.

La giornata di oggi ha però riservato, nelle ultime ore, altre sorprese. In considerazione del fatto che la bocciatura dell’emendamento, mirante, come detto, a far pagare la prima rata di Imu ai proprietari di prime case con rendita catastale superiore a 750 euro, è stata dovuta alla presenza, nel testo, del ritorno dell’aliquota Iva al 21%, i firmatari dell’emendamento lo hanno riscritto, eliminando il riferimento alla rideterminazione dell’Iva, e hanno poi fatto ricorso contro la bocciatura, ottenendo così che la proposta di modifica al decreto sia discusso e votato dal Parlamento insieme agli altri 132 emendamenti che hanno superato l’esame delle commissioni.

E’superfluo dire che quest’ultimo sviluppo ha ulteriormente alzato la tensione nella maggioranza. Schifani ha dichiarato che il PDL “non arretrerà di un millimetro sul programma concordato con l’esecutivo e in particolare sull’Imu”, mentre Francesco Boccia si è detto favorevole alla misura contenuta nell’emendamento.

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