Economia

Imu, Tares, Tobin e Ilvie. Tutte le tasse del 2013

Imu, Tares, Tobin e Ilvie. Tutte le tasse del 2013
Fulvio Guerci

Il 1 gennaio oltre a rappresentare il giro di boa dal 2012 al 2013, segna l’inizio di una nuova ondata di tasse che porterà la pressione fiscale globale dal 44,7% al 45,3 per cento, in attesa, per altro, del temutissimo aumento dell’Iva dal 21 al 22 per cento. Se negli ultimi 12 mesi gli italiani hanno dovuto fare i conti con la tanto temuta Imu, ora si trovano ad affrontare altre imposte: Tares, Ilvie e Tobin Tax.

TARES

La tares è la nuova tassa sui rifiuti e servizi urbani che scatta da subito ma si paga ad aprile. Rispetto alla vecchia Tarsu inciderà in media 80 euro in più sui bilanci di spesa delle famiglie e, già contenuta nel federalismo fiscale del governo Berlusconi, verrà pagata in base alla dimensione dell’immmobile. A pagarla non sarà solo il proprietario dell’abitazione bensì chiunque vi sia residente e produca rifiuti. Non sono per questo esclusi capannoni, negozi e uffici.

ILVIE: case all’estero

Nei decenni scorsi acquistare una casa all’estero per gli italiani rappresentava una sicurezza oltre che un modo per avere una “base” fuori dal paese. Gli italiani che possiedono tutt’ora degli immobili al di fuori dei confini nazionali sono circa 400 mila ed oggi devono fare i conti con una nuova imposta che sarà pari al 7,6 mille del valore dell’abitazione all’atto d’acquisto. L’imposta dovrà essere versata già nella prossima dichiarazione dei redditi. Si stima che possa portare nelle casse dello Stato quasi 100 milioni di euro.

TOBIN TAX

Dopo molti tira e molla e forti polemiche, l’ormai celebre tassa sulle transazioni finanziarie verrà pagata a partire dal prossimo marzo come imposta sui trasferimenti di azioni e titoli partecipativi. Nel 2013 sarà pari allo 0,12 sui titoli italiani e 0,22 su quelli over the counter. Il prelievo scenderà nel 2014.

IMU: stangata sulle case popolari

In molte zone come ad esempio in Abruzzo, in Piemonte o in Liguria alcuni comuni hanno alzato l’aliquota prefissata dal governo a livello nazionale per avere un guadagno proprio da lasciare nelle casse territoriali. Così facendo le aziende si sono ritrovate in mano previsioni di uscite impossibili o quasi da pagare.

L’Atc, l’azienda che gestisce le case popolari a Biella e provincia, ha circa 1500 alloggi di cui occuparsi e rischia di pagare un conto per la sola tassa municipale di quasi 400 mila euro l’anno. Se si cambia zona e si passa nella provincia di Pescara, l’azienda non riesce a coprire neanche un settantaduesimo della tassa che sfiora la cifra di un milione e cento mila euro per la stessa quantità di alloggi, circa 1500. Simili casi si trovano anche in altri comuni che hanno applicato l’aliquota massima sull’Imu equiparando l’Atc ad una società immobiliare vera e propria.

Tutte queste tasse devono poi essere pagate dall’azienda con i ricavi dagli affitti il cui prezzo è, di media, di circa 100€ per appartamento. Siccome ciò non è assolutamente fattibile per le imprese, l’Atc sarà costretta, molto probabilmente, o a vendere in blocco le case popolari e ciò potrebbe comportare un aumento esponenziale degli affitti, oppure si potrebbe trascurare la manutenzione, cosa potenzialmente pericolosa e dannosa per gli inquilini delle abitazioni.

 

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