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“Il seggio vacante”, nuovo libro della mamma di Harry Potter

“Il seggio vacante”, nuovo libro della mamma di Harry Potter
Fulvio Guerci

Si chiama “Il seggio vacante” l’ultima fatica letteraria di J.K. Rowling edita in Italia da Salani ed è destinata rapidamente a scalare le classifiche dei libri più venduti.

Chi si aspetta a questo punto un romanzo che ricalchi storie e personaggi del celebre maghetto che milioni di copie ha venduto resterà particolarmente deluso. Perchè il libro della Rowling, definita nel 2006 dalla rivista Forbes una delle donne più influenti del mondo, è dedicato ad un pubblico prettamente adulto, non solo per il linguaggio molto spesso triviale e per le scene di sesso raccontate – anche se poche in realtà – ma soprattutto perchè la storia, e in fondo un pò la morale finale del romanzo, sono un’impietosa critica del mondo degli adulti, caratterizzato da troppi vizi e poche virtù.

La storia è ambientata a Pagford, all’apparenza una tranquilla cittadina di campagna dove si può sognare di crescere i propri figli con gioa e trascorrere la propria vecchiaia in serenità. In realtà, dietro le sonnecchiose sembianze di località amena di provincia, si nasconde il luogo del peggiore dei vostri incubi. Il conflitto a Pagford si scatena quando si rende vacante un seggio nel consiglio comunale a causa della morte del consigliere Barry Fairbrother, amatissimo ma anche odiatissimo dai suoi concittadini. Per occuparne il posto inizia una guerra fra gli abitanti altoborghesi della cittadina e quelli del quartiere povero The Fields ed in questa lotta uscirà il lato peggiore di tutti i coinvolti. Non si salverà nessuno, eccetto forse proprio il defunto, l’unico che effettivamente aveva cercato di fare qualcosa di buono per Pagford e di tutelare i meno ricchi.

Nelle 553 pagine del romanzo si alternano tutti i sentimenti più biechi che un essere umano possa provare: debolezza, gelosia, invidia, odio vero e proprio ma anche razzismo, classismo, paura verso tutto ciò che è diverso e, in quanto tale, visto come pericoloso. E se questo è il mondo adulto rappresentato, non ne esce meglio quello adolescenziale che pure tanto bene la Rowling conosce. I ragazzi sono mine vaganti perennemente alla ricerca di una stabilità agognata e mai raggiunta, rabbiosi verso se stessi e verso il mondo genitoriale al quale reclamano attenzioni che non riescono ad ottenere perchè ancora adolezienziali sono anche i genitori. E le donne? Figure troppo deboli, spesso succubi di mariti dalla personalità pubblica ingombrante e privata inesistente.

Non sveliamo il finale per non rovinare al lettore la sorpresa ma sicuramente non sarà del tutto inaspettato. Si può anticipare, però, che anche nella conclusione del romanzo lo stile resta quello tipico della scrittrice britannica. I cattivi non sono mai malvagi fino in fondo e i buoni, sotto sotto, covano anch’essi un pizzico di malignità. La morale è che la vita va affrontata a testa alta per non farsene travolgere. E questo, a Pagford, lo impareranno per bene.

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