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Il Porcellum è incostituzionale, ma il governo va avanti

Il Porcellum è incostituzionale, ma il governo va avanti
Redazione

E’ arrivata la bocciatura per il Porcellum. L’atteso verdetto della Corte Costituzionale non lascia adito a dubbi: la legge elettorale è stata ritenuta incostituzionale in entrambi i punti contestati dal ricorso dell’avvocato Aldo Bozzi e di altri 25 cittadini, ovvero la mancanza delle preferenze e l’enorme premio di maggioranza.

I due punti in questione della legge n. 270/2005, firmata da Roberto Calderoli, sono stati definiti “illegittimi”, in attesa delle motivazioni che verranno rese pubbliche solo nelle prossime settimane e dalle quali dipenderà “la decorrenza dei relativi effetti giuridici” della sentenza stessa. Il giudizio della Consulta mette quindi la parola fine ad una legge elettorale tra le più contestate, eppure in vigore da ben otto anni. I giudici hanno anche precisato che “il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali”.

La legge resta in vigore e, anche se di fatto amputata, consente comunque di “andare a votare”; scongiurati dunque il vuoto legislativo che molti temevano e il ritorno al “Mattarellum”, il sistema elettorale misto in vigore prima della “legge porcata”, come la definì lo stesso firmatario Calderoli.

La palla passa ora dalla Consulta al Parlamento, che dovrà attivarsi per formulare e approvare una nuova legge elettorale. Il giudizio della Corte ha acceso subito lo scontro: durante una seduta alla Camera c’è stata una protesta dei parlamentari di Forza Italia e Movimento Cinque Stelle, secondo i quali, dopo il verdetto, tutti i deputati e senatori eletti sono “illegittimi”.

I grillini in particolare hanno chiesto di “sciogliere le camere” e tornare al voto con il Mattarellum. Immediato lo stop giunto dal Presidente Napolitano: “Il Parlamento è legittimo”. Sul tavolo delle proposte, oltre alla legge Mattarella, anche un sistema che ricalca il “doppio turno” francese. Il compito di formulare e proporre la nuova legge elettorale è stato affidato ad un “comitato ristretto”, istituito dalla commissione Affari costituzionali del Senato.

Il comitato sarà formato dai due relatori Donato Bruno e Doris Lo Moro più un rappresentante per ogni partito. Avranno a disposizione circa due mesi di tempo ed entro fine gennaio dovranno avanzare la loro proposta di legge alla commissione.

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