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Il Pdl sgambetta Monti, governo in crisi

Il Pdl sgambetta Monti, governo in crisi
Fulvio Guerci

A neanche un giorno dall’annuncio di Silvio Berlusconi di tornare in campo per guidare il Popolo della Libertà nelle prossime elezioni governative, il suo partito, che nel Parlamento italiano rappresenta ancora la forza più numerosa, tenta di ribaltare l’esecutivo tecnico guidato da Mario Monti.

Durante l’ultima seduta alla Camera in cui era previsto il voto di fiducia in merito al dl Sviluppo (ugualmente passato) gli esponenti del primo partito di centrodestra, pur garantendo il numero legale, hanno disertato la sessione di votazioni facendo addensare una nube di crisi sull’attuale Governo.

Diverse e molto pesanti le reazioni degli esponenti politici di spicco.

Il primo interessato, il premier Monti, a margine della caotica giornata ha rilasciato dichiarazioni mirate a non sconvolgere ulteriormente l’assetto politico nazionale specie in ottica di immagine a livello internazionale. “Sono in contatto con il presidente della Repubblica e attendo di conoscere le sue valutazioni – ha dichiarato Monti in serata – mentre il leader del Partito Democratico Pierluigi Bersani, che ha confermato il sostegno all’esecutivo, verificava se il Governo attuale potesse avere la maggioranza alla Camera.

Dal lato opposto, Berlusconi, vero manovratore “occulto” della mossa degli uomini del suo partito, ha convocato all’interno della sua residenza romana a palazzo Grazioli i vertici stessi del Pdl per discutere le prossime mosse. L’evidenza del gesto è, però, sotto gli occhi di tutti.

Nella nuova formulazione del decreto passato in aula si aprirebbero scenari molto pericolosi per il Cavaliere. L’incandidabilità o la decadenza del mandato per tutti coloro su cui gravano condanne superiori ai due anni (Berlusconi è già stato condannato in primo grado a 4 anni per frode fiscale) lo escluderebbe immediatamente dal Parlamento italiano e, quindi, non gli permetterebbe di aspirare nuovamente al ruolo di Premier.

Condanne unanimi della manovra politica giungono dirette dalle forze di centro e da quelle indipendenti che hanno parlato di “gesto insieme incomprensibile e irresponsabile” oltre che di “ricatto”. Sulla questione è ovviamente intervenuto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, allarmato per la possibile tenuta istituzionale del Paese specie agli occhi della Comunità Europea e dei mercati finanziari.

 

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