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Il calcio piange la morte di Vujadin Boskov

Il calcio piange la morte di Vujadin Boskov
Redazione

A poche ore dalla prematura scomparsa di Tito Vilanova, il calcio piange la morte di un altro grande allenatore. Si è spento all’età di 82 anni, ne avrebbe compiuto 83 il prossimo 16 maggio, Vujadin Boskov. Si è arreso a una malattia che lo tormentava da tempo.

Figlio di una generazione diversa rispetto al tecnico del Barcellona, Boskov è diventato celebre per la sua bravura, le sue idee tattiche innovative e per la sua spontanea inclinazione verso le frasi ad effetto. Gli aforismi hanno caratterizzato tutta la sua carriera, accompagnando passo passo il suo percorso da allenatore.

Una sua massima “Rigore è quando arbitro fischia” ha lasciato il segno nel mondo del calcio e ancora oggi a distanza di anni viene ricordata con simpatia da tifosi e addetti ai lavori. Il tecnico serbo era nato nel 1931 a Begec e il calcio è stato tutta la sua vita. Vujadin Boskov prima dei successi da allenatore è stato un valido calciatore. Un riconoscimento importante già nel 1953 quando, a soli 22 anni, viene convocato dalla FIFA per far parte della formazione del Resto d’Europa per disputare una gara nel leggendario stadio di Wembley.

A 30 anni Vujadin Boskov approda alla Sampdoria ma la sua è solo una parentesi di un anno (1961 – 1962), colpa anche di una serie di problemi fisici. Lascia la Liguria per la Svizzera, dove viene ingaggiato dagli Young Boys ed è proprio qui che inizia la sua brillante carriera da allenatore.

In seguito Vujadin Boskov ha girato tanto e allenato molte formazioni tra cui anche la Nazionale Jugoslava e il Real Madrid, vincendo con il glorioso club spagnolo un campionato, due Coppe di Spagna e conquistando una finale di Coppa dei Campioni, prima di tornare in Italia in veste di tecnico. Nel nostro Paese ha allenato Ascoli, Sampdoria, Roma, Napoli e Perugia. In Italia il suo nome resta legato allo storico scudetto con la Sampdoria del 1991.

Vujadin-Boskov

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