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Facebook compra per le sue facce, accordo con Face.com

Facebook compra per le sue facce, accordo con Face.com
Gianluca Simeone

Facebook non si ferma più: dopo l’acquisizione (ancora in corso di definizione, ma ormai conclusa) di Instagram, l’approdo in borsa e l’annuncio dell’imminente arrivo di Facebook Exchange, ovvero la pubblicità real-time basata sulle abitudini degli utenti, la società fondata da Mark Zuckerberg acquista anche Face.com, piattaforma israeliana proprietaria di una tecnologia di riconoscimento facciale nelle fotografie.

Tra le due società esisteva già una partnership piuttosto avviata, ma, per stessa ammissione del team di Face.com, la definizione dell’accordo di acquisizione è un’occasione per collaborare ancor più a stretto contatto con il famoso social network e fornire servizi sempre migliori. Il servizio della piattaforma israeliana andrà presumibilmente a sostituire l’attuale sistema di suggerimenti per i tag, sviluppato internamente all’azienda di Menlo Park.

L’incredibile numero di foto pubblicate su Facebook (circa 300 milioni al giorno, e il numero è destinato a salire grazie ad Instagram) ha sicuramente spinto Mr. Zuckerberg a potenziare i servizi correlati alle foto: Face.com, infatti, fornirà “Photo Tagger”, che suggerisce i tag grazie al riconoscimento facciale, e “Face Alerts”, che sarà in grado di avvertire l’utente al solo caricamento di una foto con il proprio volto, prima ancora che si venga taggati.

Al momento sono tante le foto, soprattutto se caricate tramite dispositivi mobili, che non vengono taggate, e ai vertici dell’azienda proprietaria del social network più famoso al mondo non sarà sfuggito che essere taggati in una foto costituisce sicuramente un buon motivo per collegarsi al sito e aumentarne di conseguenza il traffico.

Restano ancora da definire i dettagli dell’accordo: le cifre non sono state rese note, almeno per ora, e non si sa nemmeno se il sito di Face.com sarà chiuso, strategia sinora sempre utilizzata da Facebook dopo un’acquisizione. Una cosa però è sicura: gli israeliani hanno precisato che non hanno la minima intenzione di abbandonare la community che utilizza la sua API (application program interface) per il riconoscimento facciale all’interno di numerose applicazioni.

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