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Elezioni 2013: le proiezioni in attesa delle mosse di Monti

Elezioni 2013: le proiezioni in attesa delle mosse di Monti
Fulvio Guerci

A poco meno di due mesi dalla fatidica data delle elezioni politiche nazionali, in calendario il 24 e 25 febbraio 2013, sondaggi e previsioni elettorali si sprecano. Nonostante le varianti siano ancora molte e indecifrabili prima di giungere all’appuntamento dei seggi, una prospettiva ragionevolmente attendibile di quanto potrebbe verificarsi dopo la tornata elettorale è già azzardabile.

Dal punto di vista strettamente numerico quello che oggi è il primo movimento politico d’Italia, vale a dire il Partito Democratico guidato dal segretario Pierluigi Bersani (uscito vittorioso dal ballottaggio interno dello primarie con lo sfidante sindaco di Firenze Matteo Renzi) e forte della neo candidatura di Grasso, non dovrebbe avere problemi ad ottenere la leadership di consensi. Le proiezioni effettuate da più agenzie di statistica e previsione conferiscono al centrosinistra un bacino di elettori stimato tra un pessimistico 33% a un ottimistico 34,5%. Maggioranza sì, ma ben lontana dalla fatidica soglia del 40%.

Con Berlusconi tornato prepotentemente alla ribalta televisiva e per questo finito nel mirino della critica che male ha digerito il suo presenzialismo mediatico nuovamente esasperato, il Popolo della Libertà si pone come obiettivo massimo, e forse ragionevolmente irraggiungibile, il 25-27% dei voti sebbene il dato potrebbe essere influenzato in positivo come in negativo da una eventuale, ennesima, alleanza con la Lega Nord.

Ma la reale “minaccia” per i partiti vecchio stampo che dalla fine della prima repubblica si ritrovano a fronteggiarsi ad ogni tornata elettorale, proviene dal Centro. In questi giorni l’ex primo ministro Mario Monti sta decidendo le sorti del proprio futuro. Tornato a Roma per un vertice di cruciale importanza, l’ex leader del “governo dei tecnici” ha dato il via a una serie di incontri che serviranno a sciogliere i nodi più intricati che riguardano lo schieramento centrista. Incontratosi con gli alleati di Italia Futura (Montezemolo), Fli (Fini) e Udc (Casini), il Professore gode anche del pieno appoggio della Chiesa che, in Italia, non è cosa da poco. Il cardinale Bagnasco sulle pagine dell’Avvenire, dopo aver criticato Berlusconi ha elogiato l’operato di Monti sottolineando come in un anno lui e il suo governo abbiano saputo restituire credibilità all’apparato politico nazionale soprattutto agli occhi dell’Europa.

Dalla serie di incontri gli analisti attendono importanti risposte. Su tutte, visto che il Professore non si presenterà in qualità di candidato bensì di “esterno” con potere rappresentativo, chi verrà scelto a leader ufficiale del neo movimento e soprattutto come il nuovo schieramento vorrà identificarsi: sarà una lista unica o le forze centriste correranno disgiunte ma con obiettivi e intenti comuni?

In attesa di novità interessanti i sondaggisti sono pressochè concordi nel dipingere già oggi un plausibile quadro di ciò che saranno Montecitorio e Palazzo Madama dopo la tornata elettorale: alla Camera il Partito Democratico dovrebbe ottenere dai 287 ai 290 deputati mentre in Senato, con una proiezione di 143/150 scranni la prospettiva è molto più equilibrata. Determinante più che mai sarà il voto della Lombardia che, chiamata alle urne anche per eleggere il proprio governatore regionale, assegnerà ben 49 seggi senatoriali.

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