Cronaca

Dopo 36 anni le prime sconcertanti verità sull’omicidio Moro

Dopo 36 anni le prime sconcertanti verità sull’omicidio Moro
Redazione
A distanza di ormai 36 anni dall’omicidio di Aldo Moro spuntano nuove rivelazioni che arrivano da un ex poliziotto che venne a conoscenza di una lettera anonima inviata a un quotidiano riguardo all’azione dei servizi segreti. Il giorno in cui fu sequestrato Aldo Moro c’erano due 007 a bordo di una moto Honda incaricati dal Sismi, nella persona del colonnello Guglielmi, di coprire le azioni delle Brigate Rosse.

Chi scrive la lettera era uno dei due uomini a bordo della moto sul sellino posteriore, armato di una mitraglietta.
L’ ex ispettore di polizia è Enrico Rossi impegnato all’epoca nell’antiterrorismo, che venne a conoscenza della lettera, inviata nell’ottobre del 2009, soltanto nel febbraio del 2011 . Lesse di importanti particolari relativi a quanto avvenne la mattina del 16 Marzo del ’78.

L’anonimo riferiva che erano stati incaricati di “proteggere le BR da ogni disturbo”; in sella con lui un uomo proveniente da Torino con il quale si era anche incontrato poco tempo prima.
La lettera fu recapitata su disposizioni dell’anonimo a 6 mesi dalla sua morte per un cancro, dopo “una vita passata nel rimorso”.
Per tale motivo riportava chiare informazioni sull’uomo con lui che, secondo testimoni accreditati di via Fani, somigliava ad Eduardo De Filippo.

A questo punto Rossi si attivò e chiese di consultare gli elenchi di Gladio ma “la pratica rimase ferma”.
Procedette quindi con un accertamento amministrativo rintracciando un uomo con 2 pistole regolarmente denunciate, di cui una in cantina, vicina al giornale incellofanato dell’epoca con la notizia su Moro. Scoprì che era separato e non viveva più li.
Rintracciò l’uomo in Toscana ma non riuscì a interrogarlo per il clima di tensione. Andò in pensione a 56 anni con l’amarezza di aver perso “una grande occasione”. Poche settimane dopo fu informato da una “voce amica” che l’uomo era morto e le pistole distrutte. Rossi trova il coraggio di parlare soltanto nel settembre 2012 “per il rispetto che si deve ai morti”.

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