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Di Canio al Sunderland e le polemiche sul fascismo

Di Canio al Sunderland e le polemiche sul fascismo
Pietro Gagliardi

Dopo un mese di disoccupazione Paolo di Canio torna su una panchina e lo fa approdando in Premier League.
Dopo aver terminato il suo rapporto lavorativo con lo Swindon Town, club di terza divisione, a chiamare il tecnico italiano è stato il Sunderland. Ma la decisione di scegliere proprio Di Canio per la successione dell’esonerato Martin O’Neill ha letteralmente spaccato la dirigenza del club del nord est inglese che naviga in cattive acque nella Premiership britannica.

Il contratto di due anni e mezzo firmato dall’ex laziale ha creato malumori e aspre contese tra i vertici della nuova società dell’allenatore. Il vice-presidente, direttore non esecutivo del Sunderland nonchè deputato del partito laburista e ministro degli esteri britannico dal 2007 al 2010 David Miliband, in netto contrasto con la decisione presa dal consiglio di amministrazione, ha deciso di dimettersi in forma irrevocabile a causa delle dichiarate appartenenze politiche di Di Canio.

Le sue simpatie per le ideologie fasciste e per il dittatore Benito Mussolini non sono mai state un mistero, ma, evidentemente, per Miliband esse costituivano un problema insormontabile. Questa mattina, durante la presentazione, il club ha cercato di imporre ai giornalisti di parlare solo di calcio, ma così non è stato.

Di Canio ha risposto in merito alle polemiche scatenatesi dichiarando che della politica non gli interessa nulla e che i vecchi episodi devono rimanere tali. “Le accuse di fascismo? – ha commentato il tecnico – sono cose patetiche e ridicole che non mettono in luce chi sia veramente Paolo Di Canio”. Poi ha aggiunto “Quando mi è arrivata la telefonata del Sunderland, ho sentito la pancia andare a fuoco. Sarei venuto qui anche a nuoto”. Dal punto di vista sportivo la sfida che lo attende è impegnativa. Il Sunderland si trova in Premier League un punto sopra la soglia della salvezza.

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