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Def Governo, a chi finirà il Tesoretto da 1,6 miliardi?

Def Governo, a chi finirà il Tesoretto da 1,6 miliardi?
Redazione

Dopo che il premier Renzi ha illustrato e spiegato approssimativamente i principi guida del DeF 2015, le polemiche e le critiche, alcune anche pittoresche e creative, non sono tardate assolutamente.

Il Documento di Economia e Finanza, infatti, ha subito suscitato nel mondo politico dibattiti e commenti molto duri di cui, ormai, siamo spesso abituati visto l’agitato mondo politico italiano. Dove hanno mirato le critiche?
Cominciando dal colorito post di Salvini su uno dei tanti noti social network, dove con una concitata imprecazione ha apostrofato Renzi con un bugiardo, in quanto, a suo parere il premier ha dichiarato di non aver aumentato le tasse né effettuato tagli. Il leader del carroccio, però, questa cosa non la ritiene vera e pertanto non approva assolutamento l’operato e le decisioni del DeF in questione.

A quanto pare, quindi, per l’opposizione il nuovo documento presentato da Renzi è semplicemente frutto di propaganda. 
Il Movimento 5 stelle, parafrasando il noto romanzo Il buio oltre la siepe, ha dichiarato che Renzi sta continuamente bluffando e che il buio attende oltre le slide.
Per Brunetta, invece, presidente dei deputati di Forza Italia, il nuovo DeF è un vano tentativo di mandare in soffitta la legge sulla stabilità con gravi conseguenze per l’economia che si ripercuoteranno sulla crescita della disoccupazione, sulla diminuzione della trasparenza dei conti pubblici e resta quindi in attesa di ragguagli e chiarimenti specifici e veloci.

Anche il vicepresidente del Senato, Gasparri, ha constatato un peggioramento dell’economia italiana rispetto allo scorso anno: aumento della pressione fiscale (ha superato il 50 per cento del PIL), brusco calo del prodotto interno lordo, incremento dell’imposizione sui beni immobiliari pari al 187 per cento, il tutto basato su riforme che hanno solo ingannato.

L’opposizione è quindi compatta e schierata contro il DeF 2015 di Renzi alzando un polverone non facile da rarefare ed è per questo che Renzi ha cercato di stemperare facendo notare che ci sono ancora molte posizioni e questioni aperte su cui discutere come, ad esempio, i prossimi incontri con Comuni e Province per tranquillizzare sulla mancanza di tagli nell’arco del 2015. 
Ha inoltre anche confermato la discussione ancora in bilico con Fassino secondo cui la provincia di Torino ha violato il patto di stabilità dovendone scontare le conseguenze.
Molto allora avrà da chiarire. Sembra che calmare gli animi e trovare i giusti accordi, sarà per Renzi un’impresa per niente facile.

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