Salute

Corsa e jogging fanno bene al cervello

Corsa e jogging fanno bene al cervello
Federica Stresati
Che la corsa e il jogging siano pratiche benefiche,era noto da tempo. Rende lieti scoprire che esse possono aiutare sensibilmente la rigenerazione del cervello, attraverso la produzione di cellule staminali. Questa la scoperta, presentata alla Settimana Mondiale del Cervello, è stata condotta dall’istituto di Biologia Cellulare, Ibcn e dalla sezione di Neurobiologia del Centro Nazionale di Ricerca, il Cnr di Roma.

I risultati della ricerca, sono stati pubblicati sull’autorevole Stem Cells e hanno evidenziato un risultato molto significativo: la perdita di cellule staminali che avviene in età adulta non è da considerarsi come un processo irreversibile. La loro produzione può infatti continuare, soprattutto se supportata da pratiche quali la corsa e il jogging. Queste attività sportive, conducono infatti alla formazione di neuroni e alla creazione di nuove cellule staminali nella regione dell’ippocampo.

Questo processo di rigenerazione cellulare, si traduce in una efficace battaglia contro l’invecchiamento cerebrale e in una miglioria diffusa delle attività mnemoniche. Lo studio si è basato sull’isolamento e sull’analisi del gene Btg1 nei topi, il quale è noto per la sua attività negativa sulla regolazione della proliferazione cellulare. Analizzando l’azione sui roditori, si è notato che la corsa ha condotto ad una proliferazione delle cellule significativa, in casi dove il gene in questione non era presente.

Senza essere sottoposti a prove di corsa, i topi che non presentavano il gene presentavano una proliferazione cellulare molto veloce all’inizio, ma rapida nell’arrestarsi per poi condurre all’invecchiamento e al deperimento cellulare.
Il motivo della rigenerazione cellulare in seguito alla corsa non è ancora chiaro ai ricercatori, ma il loro scopo risiede nel continuare la ricerca, per aumentare la proliferazione negli esseri umani delle cellule staminali adulte.
Oltre al blocco dell’invecchiamento cerebrale, la ricerca mira, infatti, ad isolare e trapiantare le cellule iper-attivate, al fine di impiegarle nella cura di malattie quali il Morbo di Parkinson, gli eventi ischemici e l’Alzheimer.

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