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Bufera Italia: Prandelli e Abete danno le dimissioni

Bufera Italia: Prandelli e Abete danno le dimissioni
Pietro Gagliardi

E’ una vera e propria rivoluzione quella in atto per la nazionale italiana di calcio.
Dopo la sconfitta contro l’Uruguay che ha sancito un’altra, clamorosa eliminazione per la selezione azzurra dopo la figuraccia di quattro anni fa, in casa Italia si è scatenato il putiferio.

Un fallimento tecnico, organizzativo e gestionale che ha portato a doppie dimissioni: quelle del tecnico Cesare Prandelli, che in conferenza stampa è apparso decisamente il più nervoso di tutti, e quelle del presidente della Federazione italiana gioco calcio Giancarlo Abete. Lo spogliatoio, che fino a questo punto sembrava essere sereno e coeso, è letteralmente esploso al termine della gara.

Buffon e De Rossi hanno usato parole che lasciano poco spazio alla fantasia criticando quei giovani che in campo non dimostrano nulla e che lasciano ai soliti “vecchi” l’onere di tirare la carretta. E a poco servono le critiche nei confronti di un arbitraggio non impeccabile in occasione dell’espulsione di Marchisio, forse affrettata, e del morso non visto (e obiettivamente impossibile da vedere) di Suarez a Chiellini. Polemiche sterili quelle nei confronti della terna arbitrale soprattutto se non si è in grado di creare una occasione da gol in 90 minuti contro una formazione tutt’altro che eccezionale.

L’Italia torna quindi dal Brasile con poche certezze e con la necessità, urgente, di cambiare verso radicalmente. Prandelli, che si è dimostrato confuso sin dal momento delle convocazioni fino alla messa in campo delle formazioni, spesso modificate in corsa, colme di centrocampisti statici, con Giuseppe Rossi lasciato a casa e troppo incentrate su un Balotelli fantasma, lascia a pochi giorni dal rinnovo del contratto prendendosela un po’ con tutti.

Più pacata la reazione di Abete, che ha rivelato di aver già deciso tempo fa per l’abbandono della Federcalcio al termine dei Mondiali, in qualsiasi caso. La spedizione azzurra dà quindi la piena conferma del fallimento del calcio italiano: senza giovani, senza progetti, senza stadi e senza pubblico. Un declino inesorabile che sta portando quelle che fu uno dei campionati più importanti del mondo nelle parti anonime delle graduatorie internazionali. Un’ampia riflessione dovrà essere fatta sotto tutti i punti di vista.

Ma nell’immediato dopo questi due clamorosi gesti, si deve già pensare ai sostituti. Per quanto riguarda l’allenatore i nomi più caldi, anche perchè disponibili sul mercato, sono quelli di Roberto Mancini, Massimiliano Allegri, Luciano Spalletti e l’uscente tecnico del Giappone Alberto Zaccheroni. Si attendono novità dalle prossime assemblee della Federazione.

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