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Bersani e Monti studiano l’alleanza di governo

Bersani e Monti studiano l’alleanza di governo
Fulvio Guerci

Con il Partito Democratico di Bersani in testa alla classifica di gradimento del popolo italiano e con la rinnovata alleanza Pdl-Lega alla disperata ricerca di colmare il gap elettorale emerso dai sondaggi, a fare la differenza durante le prossime elezioni di marzo sarà, questa volta più che mai, il movimento politico di Centro, guidato come noto dal trittico Monti-Fini-Casini.

Ora che il Cavaliere è tornato prepotentemente alla ribalta mediatica e i sondaggi iniziano a vederlo nuovamente in crescita (seppur lontano dalle prospettive di percentuale al voto dello schieramento di centrosinistra), la “strana” alleanza tra il Professore ex premier, il dissidente di Futuro e Libertà e il moderato per eccellenza, rappresenta il vero ago della bilancia.

I “moderati”, infatti, contano oggi su una prospettiva reale del 15% alle urne, il che significa un peso significativo all’interno del prossimo schieramento politico, sia in Parlamento, ma soprattutto in Senato dove, chi vincerà, non potrà contare su una maggioranza preponderante per la nota questione dell’assegnazione degli scranni differente da regione a regione.

In sostanza, forti del 15% il Professore e i suoi avrebbero tutte le carte in regola per decidere le sorti del futuro esecutivo. E questo Bersani lo sa, tanto da aver intrapreso negli ultimi giorni un fitto confronto con i centristi proprio per porre le basi di una futura alleanza di governo contro il nemico comune Silvio Berlusconi. D’altronde ormai il quadro politico si sta delineando con chiarezza.

Il Cavaliere, che cerca in tutti i modi di recuperare i voti dei “delusi del Pdl” affluiti nella compagine di centro, vede in Monti il nemico numero uno e nelle numerosissime interviste rilasciate ultimamente non ha mai risparmiato critiche feroci al Professore. Dall’altra parte Bersani, facendo leva sull’antipatia viscerale tra i due, cerca di “sfruttare” i moderati per ottenere un appoggio utile a declassare il leader del centrodestra.

Ma siamo sicuri che il patto non scritto tra progressisti e moderati potrebbe andare a buon fine? Le ali più “estreme” della coalizione di centrosinistra, con Vendola in testa, sarebbero tutt’altro che favorevoli all’accordo con uno schieramento che tra gli altri annovera anche finiani ed ex pidiellini. Ogni strada è quindi percorribile, ma la sensazione è che l’Italia si appresti a veder nascere un nuovo governo dalle “larghe intese”.

 

 

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