Bari: il Centro direzionale di San Paolo diventa un caso

Bari: il Centro direzionale di San Paolo diventa un caso
Fulvio Guerci

Il simbolo della riqualificazione della periferia di Bari è diventato un rudere. Tutto ebbe inizio con una stupenda cerimonia di inaugurazione, nel 2009, in cui il sindaco del capoluogo pugliese, Michele Emiliano, aveva con commozione esultato per la riuscita di un progetto e di una vera e propria rinascita e crescita per un quartiere che aveva bisogno di ripartire.

Ma da quell’evento sono passati poco più di tre anni e il centro direzionale è diventato già il simbolo del degrado e dello spreco dei fondi pubblici. Ciò che si presenta oggi di fronte agli occhi di cittadini e turisti è uno spettacolo tutt’altro che edificante: elementi strutturali che perdono pezzi, intonaco inesistente, scritte sui muri di vandali che hanno deturpato l’opera, fontane inattive contenenti solo acqua putrida.

Secondo il progetto iniziale dovevano esserci istituti di credito, acquagym, uffici, nuovi posti di lavoro, centri estetici, invece sono rimasti solo scatoloni, vecchia merce che andrà un giorno spostata e locali completamente e desolatamente vuoti. Sogni e speranze infranti di commercianti e di coloro che speravano in un futuro migliore per il quartiere San Paolo: “Ci hanno raccontato solo bugie”. Hanno fatto sacrifici per sfruttare quella che poteva essere la migliore opportunità di tutta la vita, avevano deciso turni ed orari di lavoro.

Ora si ritrovano solo con debiti, a volte ingenti ed una struttura fatiscente. La procura ha già fatto sapere che lo stato avanzato di degrado in cui versa l’edificio non è normale e che la ditta costruttrice ha utilizzato materiale scadente, sfruttando gli incentivi dell’Unione Europea ed i finanziamenti pubblici, intascando così il resto.

 

 

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