Baby squillo Parioli: le confessioni delle ragazzine

Baby squillo Parioli: le confessioni delle ragazzine
Redazione

La vicenda delle baby squillo del quartiere Parioli a Roma assume risvolti sempre più contorti e preoccupanti. Di fronte al procuratore aggiunto Maria Monteleone, Angela, la più grande delle due ragazze fermate dalle forze dell’ordine, risponde con sicurezza, sfrontatezza e a tratti con l’arroganza di chi, così giovane, ha già un passato da “grande”.

Angela risponde a tono alle domande del pm, alcune volte mente, a tratti dice la verità. “E’ iniziato come un gioco” ha rivelato in aula – “Dopo avere cercato su Google un modo per tirare su un po’ di soldi, ci è apparso un contatto mail (era quello di Pizzicalla) a cui abbiamo scritto; è iniziato tutto da lì, è stata un’idea nostra, nessuno ci ha indotto a prostituirci”.

Poi, grazie alle intercettazioni telefoniche, i carabinieri hanno scoperto che Nunzio Pizzicalla, uno degli sfruttatori ormai in carcere, cercasse altre ragazze da reclutare nell’appartamento a luci rosse della Roma-bene ed avrebbe così ottenuto l’aiuto dalla sedicenne, oggi è iscritta nel registro degli indagati. Angela, nonostante lo abbia negato, avrebbe avuto il ruolo di convincere altre ragazzine a vendere il proprio corpo ed entrare nel giro di prostituzione. A testimoniarlo è l’intercettazione di una telefonata di Pizzicalla in cui si accenna ad altre baby lolite.

Grazie alle confessioni della più piccola delle due, Agnese, e alle intercettazioni, è stata inoltre possibile stilare una lista di clienti: ci sono più di 20 persone coinvolte, accusate non solo di induzione alla prostituzione, ma anche di spaccio di cocaina. Nella lista sono apparsi nomi di clienti facoltosi, tra cui dirigenti di banca, imprenditori, avvocati ed agenti finanziari, oltre al cliente Riccardo Sbarra, già arrestato insieme agli sfruttatori Mirko Ieni e Mario De Quattro. I clienti venivano incontrati non solo a Roma, ma anche in hotel, alberghi, a Ponza o in Costa Azzurra, per compensi dai 100 fino ai 500 euro, che le due ragazzine si trovavano a gestire senza grossi problemi.

In manette è finita anche la mamma della baby squillo di 14 anni, che, certa che Agnese e Angela spacciassero cocaina, minacciava la figlia di ritirarla da scuola se non se le avesse dato settimanalmente una parte dei proventi. Coinvolta anche la madre della più grande delle due che, come confessato da Agnese, aveva ben intuito da dove venissero tutti quei soldi che ormai da tempo giravano in casa, tanto da sollecitare la figlia a “darsi una mossa” nei periodi di magra finanziaria. Infine Iin un’intervista rilasciata a SkyTg24 la sorella della donna in carcere, zia della minorenne, ha dichiarato che la nipote avrebbe voluto rivelare la sua attività, ma la vergogna avrebbe impedito tale confessione.

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