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Alitalia sul baratro, il salvataggio è da rifare

Alitalia sul baratro, il salvataggio è da rifare
Fulvio Guerci

Tutto da rifare. Non è bastato il primo salvataggio Alitalia effettuato quattro anni fa dal Governo Berlusconi. La compagnia aerea di bandiera ha accumulato in soli quattro anni un debito di 735 milioni di euro ed una perdita giornaliera di circa 630 mila euro. Veramente troppo perchè possa continuare così senza un intervento di nessun tipo.

Poco roseo, infatti, si prospetta il futuro della compagnia, futuro che prenderà una strada ben definita già dal 12 Gennaio quando, con la scadenza del “lock up”, sarà possibile per la cordata di “imprenditori coraggiosi”, così come furono definiti dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, vendere le azioni della società, attualmente in mano per il 25% ad Air France e per il restante 75% alla cordata che la salvò. A quel punto sarebbe ipotizzabile o un nuovo passaggio sotto l’ala statale oppure la vendita all’Air France, la cui offerta d’acquisto di 2,4 miliardi di euro fu rifiutata quattro anni fa in favore di un salvataggio da parte dello Stato – e quindi delle tasche dei cittadini – che costò tre miliardi di euro.

Ma cosa è successo in soli quattro anni per riportare la situazione ad un livello così drammatico? I vertici della compagnia si difendono sostenendo che parte del capitale è stato utilizzato per ringiovanire il parco aereo che si ritrova, attualmente, ad essere uno dei più giovani del panorama internazionale. Inoltre, in Italia la concorrenza dell’alta velocità di Trenitalia ed Italo su alcune tratte – come la Roma/Milano o la Napoli/Milano – che offre prezzi molto più vantaggiosi e tempi di percorrenza tutto sommato brevi, ha contribuito ad aggravare la situazione ed il buco di bilancio per Alitalia. Neanche gli esuberi ed i tagli, che nel corso della nuova gestione sono stati via via attuati, sono serviti a ripianare le casse dell’azienda.

Sicuramente la crisi economica internazionale e l’incontrollato aumento del carburante pesano non poco sull’attuale situazione dell’Alitalia, ma i critici – nonchè detrattori da subito della scelta statale di salvare la compagnia – individuano la causa del problema soprattutto in alcune scelte aziendali a loro dire sbagliate. Fra queste, la decisione di puntare sul poco attrezzato aeroporto di Fiumicino come hub internazionale di punta che ha portato ad una perdita di tre milioni di passeggeri. Altra grave colpa è stata quella di optare soprattutto per voli nazionali o europei a breve raggio senza applicare prezzi competitivi rispetto alla concorrenza low cost.

Il 12 Gennaio si avvicina e, con esso, anche le risposte ai quesiti fino ad ora rimasti insoluti.

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