Salute

Accertato primo caso al mondo di “Whatsappite”

Accertato primo caso al mondo di “Whatsappite”
Federica Stresati
WhatsApp, l’applicazione di messaggistica istantanea per smartphone creata nel 2009 e acquistata per 19 miliardi di dollari lo scorso mese di febbraio dall’ amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg, potrebbe avere creato una nuova malattia denominata Whatsappite.

La possibilità di usare tale applicazioni per chattare con qualsiasi persona in qualsiasi parte del mondo, creare chat di gruppo, permettere lo scambio di foto e filmati, il tutto senza alcun costo se non quello della tariffa per il traffico dati del proprio smartphone, ha reso WhatsApp una delle più popolari sugli store online.

E più usate, a quanto pare: le agenzie di stampa hanno infatti battuto la notizia la notizia che lo scorso giorno di Natale, all’ospedale di Granada, in Spagna, si sarebbe presentata una donna con un’infiammazione (Whatsappite) ai polsi causata dall’elevato numero di messaggi scritti per inviare o rispondere ad auguri.

La notizia, diffusa dalla giornalista di The Lancet Inés M Fernandez-Guerrero, riporta che la donna, di 32 anni e incinta di 27 settimane, avrebbe utilizzato l’applicazione per sei ore consecutive, così provocandosi, secondo la diagnosi, un’infiammazione bilaterale ai polsi, battezzata Whatsappite. A causa della gravidanza, alla paziente è stata prescritta una cura a base di semplice paracetamolo, che però ha avuto effetti solo parziali, avendo la donna ripreso a scrivere messaggi di auguri in occasione del 31 dicembre.

Tale caso non rappresenterebbe un unicum: negli anni Novanta, infatti, era già stata verificata un’infiammazione dei pollici, chiamata Nintendinite, che colpiva bambini e adulti che passavano molte ore con in mano il joypad del Nintendo, console all’epoca molto in voga. Oggi è il turno della Whatsappite.

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