Economia

7 milioni di italiani in difficoltà economica. E il Pil scende ancora

7 milioni di italiani in difficoltà economica. E il Pil scende ancora
Fulvio Guerci

Il rapporto Bes Istat-Cnel parla chiaro: tra l’anno 2010 e l’anno 2011 in Italia, l’indicatore della ‘grave deprivazione’ è balzato dal 6,9% all’11,1%, un 4,2% in più che rivela la presenza nel Bel Paese di ben 6,7 milioni di persone che si trovano in difficoltà economiche. In grandi numeri questo significa un rialzo di 2,5 milioni di italiani in un solo anno.

Più precisamente si tratta di persone in famiglie che accusano 4 (ma anche più) sintomi di disagio in un set di 9.
Brutte notizie anche dal fronte del potere d’acquisto, ovvero del reddito che ogni famiglia ha realmente a sua disposizione: il rapporto mette infatti in evidenza che nel periodo della crisi si è verificato un vero e proprio crollo, cioè un -5% in quattro anni, tra il 2007 e il 2011.
Del resto, per rendersi conto dell’incidenza della crisi, è sufficiente sapere che da gennaio a settembre 2012 il numero delle famiglie oppresse dai debiti (rimasto stabile tra il 2008 e il 2011) ha effettuato un notevole balzo dal 2,3% al 6,5%. In molti casi il ricorso al debito è stato causato da esigenze di spesa e si tratta di importi nella media più bassi.
E sotto il fronte Pil (Prodotto Interno Lordo) le cose non vanno meglio: il rapporto Istat ha infatti rivelato che nel 2012 il Pil è sceso del 2,4%, segnando cifre come -0,9 nel quarto trimestre ed evidenziando un calo del 2,8% rispetto al quarto trimestre 2011. Non molto meglio vanno le cose riguardo al Pil acquisito per l’anno in corso, che risulta del meno 1%.
Il rapporto Bes ha anche svelato la situazione dei giovani: infatti la quota dei Neet (si tratta dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non sono impegnati nello studio né nel lavoro), ha effettuato un balzo dal 19,5% al 22,7% in soli due anni, cioè tra il 2009 e il 2011. Questo significa che circa un quarto dei giovani italiani è senza occupazione e non studia.
Si tratta, a detta del rapporto Bes, degli effetti causati dalla crisi sui giovani e le nuove generazioni, che tiene anche conto del fatto che l’8% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni è già laureato e quindi è molto difficile che possa continuare a formarsi.
Non va meglio per gli adulti del Bel Paese: la disoccupazione degli italiani tra i 20 e i 64 anni è infatti in crescita. Se nel 2008 il tasso d’occupazione toccava il 63%, nel 2011 si è scesi al 61,2: si tenga presente che nell’Unione Europea le uniche nazioni ad avere un tasso più basso sono solamente l’Ungheria, la Grecia e la Spagna. La principale causa di questo picco che si verifica in Italia è la poca occupazione femminile: meno di una donna su due, infatti, ha un impiego.
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